Perchè falliscono i tentativi di cambiamento delle aziende? Il punto di vista del cervello

Il sistema di gratificazione e gli effetti che si producono nel cervello quando vediamo regolarmente un amico, quando facciamo volontariato  e in genere quando ci sentiamo connessi socialmente e siamo riconosciuti, è lo stesso che si attiva quando vinciamo soldi o riceviamo un aumento e ha gli stessi effetti sul benessere che smettere di fumare. Essere reietti socialmente abbassa il quoziente intellettivo: in pratica essere sociali è un bisogno alla base  del benessere, dello sviluppo e della motivazione umana e le ricerche su quello che accade nel cervello mentre svolgiamo diverse attività sociali stanno dimostrando quello che le teorie avevano già pronosticato:  per motivare le persone occorre comprenderne la natura profondamente associativa.

C’è quindi una riabilitazione del valore e dell’importanza del soddisfare il bisogno di socialità per ottenere risultati  nelle organizzazioni, ma purtroppo quest’ultima è, oggi,  una leva ampiamente sottovalutata rispetto a quella economica. Un articolo interessante sul sito del Fortune si dedica a ricercare la motivazione del fallimento di molte organizzazioni. L’assunto di partenza : “abbiamo assunto e incentivato intere generazioni di manager con doti analitiche e scarse capacità relazionali, sembriamo convinti che questo non abbia importanza”. La verità è che l’abuso  di persone al comando con prevalenti abilità di tipo logico-analitico e scarsamente dotate di capacità di sintonizzarsi sul clima emotivo e sulle motivazioni, che sottovalutano cioè,  nella gestione delle persone, il potere dei bisogni sociali, fa fallire i tentativi di cambiamento. Il cervello ha molte risorse, usarne solo una parte per gestire i cambiamenti e risolvere problemi complessi non basta.

Il management fallisce quando sottovaluta la potenza del bisogno che gli esseri umani hanno di rimanere connessi e di soddisfare la naturale ricerca di gratificazione sociale di essere parte di gruppi, di condividere scopi. Il driver “social” è molto più potente di quanto si pensi comunemente: è un bisogno primario dell’essere umano e fonte di gratificazione e di energia, e le ricerche lo confermano.

Ispirazione: Fortune

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