“Outrospezione”, la capacità per il XXI Secolo?

Con il termine “outrospection”, di cui forse si intuisce il significato, Roman Krznaric conia una nuova capacità che si può agevolmente affiancare alla diffusione dell’introspezione che ha caratterizzato il 20° secolo e ci invita ad andare oltre il confine del nostro ombelico: se da un lato, infatti, un secolo di introspezione dovrebbe aver favorito l’auto-riflessione, e neanche in tutti, dall’altro ha sicuramente contribuito al narcisismo dilagante e all’iperindividualismo che stanno lentamente erodendo le naturali doti empatiche, patrimonio neurale che, essendo sopravvissuto all’evoluzione della specie, qualche importante funzione dovrà pur averla..

Come funziona

Fondamentalmente l’outrospezione coinvolge sia la capacità di condividere le emozioni altrui, sentendole su di sé, sia la capacità di comprenderne i punti di vista assumendo di volta in volta prospettive cognitive diverse, a beneficio della flessibilità mentale. Queste due abilità  coinvolgono due diversi circuiti neurali, sia quello dell’empatia sia  quello definito “perspective brain”, in italiano “mente prospettica”. reti neurali di empatia e perspective brain Qui sopra un visione schematica delle regioni del cervello tipicamente coinvolte nella comprensione degli altri, l’empatia, visibile in  arancione, coinvolge maggiormente le aree sottocorticali, è cioè più vicina al cervello limbico, emotivo,  mentre la mente prospettica, in verde, intesa come la capacità di comprendere intenzioni, desideri, ragionamenti e valori altrui coinvolge diverse aree corticali compresa la corteccia prefrontale: ciò significa che è una funzione maggiormente cognitiva e sviluppata  dall’esercizio. Alcuni non pervengono mai ad una buona capacità di teorizzare la mente degli altri, pensando sempre in termini isomorfi, attribuendo cioè agli altri le proprie stesse intenzioni e identiche forme di ragionamento…con buona pace della capacità di capire, dell’altro, veramente qualcosa.

Outrospezione, socialità e lavoro

Queste capacità, una più emotiva e naturale e l’altra  pìù cognitiva e incrementabile con l’esercizio e magari qualche domanda, insieme danno vita all’outrospezione necessaria a comporre basi sociali diverse oltre che a comprenderne le dinamiche e, cosa non banale, a migliorare le proprie capacità relazionali. É evidente l’implicazione dell’outrospezione, dei suoi circuiti e del loro sviluppo in tutte le funzioni professionali: nella leadership, nel lavoro di gruppo, nella negoziazione e nella vendita, dove diventa assolutamente necessario, per influenzare l’altro, ragionare dal punto di vista dell’altro. Chi non ne è in grado non potrà mai essere efficace in questa attività, così come un capo non potrà mai essere efficace nel motivare e convincere e un negoziatore nel portare a casa un buon risultato se non terrà in costante allenamento l’outrospezione.

A questo proposito segnalo un esperimento interessante che si sta avviando: il museo itinerante dell’empatia di cui vi dirò di più prossimamente.
E infine, per vederne di più…

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