Emozioni positive e flessibilità mentale: lo stato di grazia post vacanze può aprirci a nuove prospettive?

Volenti o nolenti, il caldo ci ha mandato in ferie il cervello

Luglio e Agosto caldissimi: anche se non abbiamo fatto vacanze esotiche, il nostro cervello ha dovuto in qualche modo cambiare registro e switchare su un numero di giri compatibile con i 35 e a volte i 40 gradi di temperatura. Ad un certo punto credo che chiunque abbia dovuto arrendersi alla ferocia dell’estate e non abbia potuto sottrarsi alla resa totale. Difficile la ripresa, più che altro ristabilire il controllo sui propri neuroni e sulla propria volontà per convincerla a rientrare nei ranghi.

A me, per esempio, in questi giorni, è successo di rimirare con stupore e incredulità gli articoli scritti su questo blog nei mesi scorsi, non perché siano stupendi, ma perché visti dallo stato emotivo di oggi mi sembrano fatti da un’estranea che ha abitato una zona particolarmente dotata e attiva della mia corteccia, ma che è  partita per le ferie e ancora non è rientrata.

Un nuovo stato d’animo: lo zen e il rientro

Sono posseduta da uno stato d’animo zen, pur senza possedere la saggezza zen, diciamo che ho come inquilini uno stato di calma e un ritmo che generalmente provo  al risveglio la domenica mattina, stato che oggi i praticanti e gli insegnanti di mindfulness stanno cercando di esportare dalla domenica mattina a tutte le ore del giorno e a tutti i giorni della settimana. Bene.

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Quindi prendo spunto da questo stato di grazia per chiedermi se per caso proprio questo stato anomalo e positivo non mi possa fornire qualche spunto di riflessione, anche perché i miei neuroni disorganizzati non stanno offrendo altri appigli..

Mi si accendono un paio di luci cerebrali e mi tornano in mente alcune ricerche lette proprio su questo argomento e cerco di ripescare dalla memoria a lungo termine un elemento utile a ritirar fuori il testo del ricordo. Spulcio e ritrovo le ricerche che mi confermano quanto empiricamente tutti già sappiamo perché lo sperimentiamo personalmente: quando siamo felici, sereni e in pace disponiamo di maggiori risorse utili ad affrontare le situazioni, lavorative e sociali.

Oltre a far bene alla salute, rinforzando il sistema immunitario, le ricerche confermano che quando siamo in uno stato emotivo positivo o siamo sotto l’influsso di un’emozione positiva possiamo disporre di un focus dell’attenzione più ampio, siamo cioè in grado di percepire, di un problema o di una situazione, il quadro intero. Al contrario ansia, paura  o rabbia tendono a farci  perdere di vista l’insieme e a portare un eccesso  di concentrazione su dettagli non sempre collegati all’insieme e non proprio rilevanti.

Inoltre, le ricerche confermano che lo stato d’animo positivo ha un’elevata correlazione anche con la capacità di produrre pattern di pensiero inusuali, inclusivi, creativi e flessibili, e predispone ad una migliore ricettività verso le nuove informazioni.

Da questo effetto chiamato “broadening”, ampliamento, risulta dunque arricchito sia il processo cognitivo in generale che il processo di problem solving, come risultato del potenziamento della capacità di enumerare più  ipotesi di soluzione e  un range di azioni potenziali maggiore.

Ma non si ferma qui il beneficio: le ricerche, oltre a verificare la relazione con l’area cognitiva, si sono ramificate in ambito sociale e anche in quest’area hanno confermato che, sotto l’influsso della benefica “droga” emotiva, tendiamo  a mettere in campo, nelle relazioni,  atteggiamenti di disponibilità, apertura, attenzione agli altri e fiducia.

Se anche voi siete in questo mood positivo, dateci dentro e con questa lucidità guardatevi intorno.

E alle aziende un suggerimento: una buona coltura di emozioni e stati positivi in azienda fa rendere di più le persone e quindi rende. Progettiamo qualcosa di nuovo.

Buona lucidità a tutti!

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